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Effetto Rosenthal ed l'illusione della verità - Gli inganni della mente

GLI INGANNI DELLA MENTE E LA POLITICA DEGLI INGANNI

Ogni tanto è bene fare qualche riflessione sul nostro operare in questa società, e lo spunto mi è dato dall’attualità politica e da un interessantissimo scritto di Franco Gianoni apparso recentemente sui nostri media.

La questione riguarda l’atteggiamento fallace dei politici (nostrani e non) i quali spesso incorrono in modalità di operare che mettono in risalto la loro incapacità di leggere, interpretare e capire la realtà e la verità storica di cui si vorrebbero occupare, mettendo così in evidenza la loro fragilità essendo infatti fra i primi ad essere vittime degli autoinganni della mente.

Autoinganni che producono spesso gravi errori nell’esercizio del loro mandato e potere e che a loro volta sono fonte di ulteriori problemi, ingiustizie, distorsioni della verità, dei fatti e dei giudizi.

Prendiamo l’esempio attualissimo di un politico importante che viene accusato di gravi inadempienze nel suo operato e nei confronti del quale, unitamente alle inchieste amministrative e della magistratura, si chieda a gran voce – da parte dello stesso Legislativo – l’istituzione di una Commissione Parlamentare di Inchiesta (CPI).

Orbene, ci si deve chiedere, quali ulteriori elementi potrà mai apportare una CPI nella ricerca della verità storica, ai fini di una corretta giustizia e del ripristino della legalità? Vediamo.

Anzitutto si deve preliminarmente evidenziare un primo abbaglio che la natura e l’istituzione di una tale Commissione vìola; e cioè un principio democratico basilare che è quello della separazione dei poteri, perché le persone che la compongono, in quanto tutti parlamentari, incarnano al tempo stesso – e in modo arbitrario – i tre Poteri, quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario.

Infatti chi la costituisce, questa CPI, indicando i suoi compiti? I parlamentari stessi. Chi è preposto all’attuazione dei compiti assegnatile? Ancora gli stessi parlamentari. Chi infine giudicherà? Sempre e ancora gli stessi parlamentari.

In queste condizioni, come sono allora possibili la salvaguardia dell’indipendenza, dell’imparzialità e della corretta visione del problema, ossia le basi stesse per una corretta ricerca della verità storica, premessa per una giustizia serena ed oggettiva?

Infatti i dati e i riscontri che i commissari della CPI, in QUESTE PARTICOLARI condizioni, sapranno e potranno mettere in evidenza saranno giocoforza già a priori viziati dal fatto di essere stati necessariamente e inconsciamente scelti, selezionati, evidenziati fra quelli che si presenteranno loro nel corso dell’inchiesta stessa (strutturata nelle modalità particolari di cui ho sopra accennato) e, ancora, che questi stessi «fatti », assunti allora senza le necessarie garanzie di indipendenza e imparzialità, veicoleranno già – per loro stessa natura – un giudizio. Perché il giudizio stesso è infatti sempre insito nei fatti. E il rischio che questi fatti così selezionati e evidenziati non corrispondano alla verità storica è in tal modo accresciuta se non viziata in modo insanabile!

Ciò è scientificamente provato e conosciuto in ambito psicologico come Effetto Rosenthal, ossia il fenomeno psicologico attraverso il quale chi indaga aspettandosi o anticipando un determinato risultato è inconsciamente indotto a «trovarlo». In altre parole … una profezia che si autoavvera.

Ecco perché la ricerca della verità richiede accortezza, scienza, prudenza, rigore, metodo, esperienza, serenità e imparzialità di approccio al problema, indipendenza e autonomia di pensiero. Ed ecco perché in ambito politico questo esercizio è tanto più difficile se non impossibile, soprattutto quando vengono meno i principi che reggono le basi della democrazia e della separazione dei poteri: una prima garanzia e una premessa indispensabile per un corretto esercizio nella ricerca della verità storica, di per sé stessa già sufficientemente ardua e complessa anche con queste basi minime. Affinché la mente non ci inganni ancora e sempre e/o ci si voglia accontentare allora della politica degli inganni.

Lasciamo pertanto la politica ai politici e la ricerca della verità storica ai professionisti e alle istituzioni appositamente deputate alla difficile bisogna.

Dr. Med. Orlando Del Don

Psicoanalista e politico

Bellinzona, 6 novembre 2017