Canova Giorgio

—Psicologo e Psicoterapeuta

Le specificità del mio intervento in My Way sono il trattamento individuale nell’ambulatorio e il lavoro di gruppo con gli utenti del Day Hospital.

Prima di intraprendere il percorso terapeutico è necessario centralizzare tutte le informazioni, l’aspetto diagnostico, anamnestico e le potenzialità dell’utente per poi orientare la terapia, definendo di che tipo sia e quali operatori vadano impiegati per il singolo progetto.

Il mio lavoro fa capo al quadro teorico psicoanalitico, freudiano, che mi orienta sui principali elementi clinici e psicodinamici del paziente e mi posiziona nell’ambito della gestione della relazione attraverso il meccanismo transferale.

Mi affascina cogliere la storia e il vissuto del paziente attraverso lo scambio, in modo empatico, durante la crisi di solitudine, la sofferenza, l’incertezza.

Ciò mi permette di attingere alla grande ricchezza che il cosiddetto “malato” sa offrire in tutte le sue risorse sorprendenti e ammirevoli, espresse attraverso la tristezza, l’ansia, la follia, la saggezza; quando la sua vita sembra decaduta, scolorita, compromessa.

Il secondo stadio è la lettura dei problemi e dei meccanismi inconsci soggiacenti; attraverso un’intesa ascolto-rimando, si cerca di favorire un processo di cambiamento, se necessario.

Mi sembra molto significativa, a tal proposito, l’asserzione di Gabriel Garcia Marquez secondo cui: “la vita non è quella che si è vissuto, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.

È vero, le parole guariscono, meglio però se costruite ed integrate in un rapporto sufficientemente empatico, identificatorio, con l’interlocutore: “sufficientemente buono”, vicino ad un noto concetto di D.W.Winnicott.

Gli obiettivi sono ambiziosi: recuperare il possesso o almeno il sentimento di appartenenza alla vita e finalmente darle un significato, ripartendo da ciò che sembra ineluttabilmente compromesso; lavorando sui sensi di colpa, i blocchi, la rabbia, la minaccia della disqualifica e del pregiudizio, le difficoltà nell’interagire con “l’altro”.

Quindi si riparte alla scoperta della propria esistenza; un’opportunità per il rafforzamento delle proprie scelte, degli investimenti, delle relazioni. Per un’esistenza piena di senso e per la propria dignità.

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