Misiti Simona

—Psicologa Clinica, coordinatrice psicologi

Lavoro presso My Way come Psicologa Clinica e Psicoterapeuta in formazione con orientamento cognitivo-costruttivista.

L’attività clinica di cui mi occupo si compone principalmente di colloqui di accoglienza, valutazione psicodiagnostica, colloqui psicologici individuali, di coppia, familiari e conduzione di colloqui di gruppo.

Ognuno di noi è portatore di una storia, intrisa di esperienze ed emozioni che danno forma al peculiare modo di interagire con il proprio ambiente. Storie a volte cariche di sofferenza, la quale ha bisogno di essere espressa e condivisa con qualcuno che ascolti con sensibilità ed empatia, con curiosità e rispetto. Attraverso questo tipo di condivisione viene favorita la possibilità di dare significato alle proprie esperienze di vita e la ricerca di un modo più funzionale per affrontare le difficoltà, in un'ottica di promozione del benessere.

Purtroppo ancora oggi il pensiero comune vuole intendere la psicoterapia come offerta da destinare alle persone considerate “pazze”, termine quest’ultimo carico di stereotipi, pregiudizi e stigmatizzazione. A questo proposito, citando Alda Merini: “Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo, coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini” (Alda Merini, L’altra verità. Diario di una diversa).

La psicoterapia allora acquista così il significato di “ancella” della sofferenza, che mette a servizio di questa tutti i suoi strumenti per darle voce, comprensione e accoglimento. Solo così allora diventa possibile liberarsi da tutti quegli automatismi e abitudini che possono alimentare la sofferenza e blindare la capacità di riflessione e la libertà di scelta.

Quante volte, quando ci sentiamo limitati dal dolore, dalla paura e dal malessere, non vediamo via di uscita? Tutto sembra immutabile e congelato e ci osserviamo nel riproporre sempre i soliti pensieri e le solite azioni senza neanche saperne il perché. Questo è ciò che intendo per automatismi: modalità di pensiero e di comportamento che abbiamo costruito nel corso della nostra esistenza e che raccontano il nostro essere e le nostre relazioni.

Il lavoro psicoterapeutico si propone, prima di tutto, di aiutare la persona ad imparare a guardarsi, proprio come se si trovasse davanti ad uno specchio. Così come ogni mattina, prima di uscire di casa, abbiamo tutti bisogno di guardarci allo specchio perché i nostri occhi sono anatomicamente impiantati in faccia, la stessa cosa vale per le emozioni: le emozioni le proviamo, sono immediate e sono dentro di noi.

Ecco che allora il lavoro psicoterapeutico rappresenta lo specchio dove guardare le proprie emozioni, consentendo di restituire alla persona un’immagine nitida, chiara, pulita e finalmente libera dalle deformazioni prodotte dalla sofferenza.

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